Questa è la storia di Pizzo Corbaro così come mi è stata raccontata da una vecchia quercia tanti anni fa…

Su un vecchio castello il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesco, che borbottava:

“Sciupone! Mano bucata! Butta via, spreca i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono”.

Nelle vigne ogni acino d’uva che maturava sui tralci prendeva un raggio del sole, o anche due, ogni ulivo ne era illuminato e non c’era albero, filo d’erba, fiore, o goccia d’acqua, che non prendesse la sua parte.

“Lascia, lascia che tutti prendano: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente da dare”.

Ma il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli. Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano e, guarda un po’, non ne mancava nemmeno uno. La nuvola, per la sorpresa, si sciolse in pioggia.

Questa è la vera storia di Pizzo Corbaro, della vita intrecciata dei boschi, delle vigne, degli oliveti che vivono, rinnovandosi ciclicamente, attorno ad un castello diroccato su un colle in riva all’Adriatico.

Il sole si tuffò allora allegramente oltre il Pizzo, dietro la Majella, per risorgere il mattino successivo dal mare Adriatico.